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Napoli, tienimi il posto. Se potessi rifare tutto da capo, non me la prenderei comoda. Potrei non arrivare più a casa. Lì c’erano una luce da fine del mondo, lingue pesanti come accette, pianti azzurri di bambini e materassi in tangenziale. Non ho mai visto una rosa senza spine.

Il risultato di 60 minuti di ricerca visiva, con 60 mm in dotazione e 20.000 m2 a disposizione.

Il giorno riviveva tra odore di molluschi e carni messe ad arrossare al sole. Le parole ed i gesti correvano via in modo poco lineare, ma poetico: immagini che garantivano, cumulativamente, il lessico emotivo della libertà. Occhi scuciti, messi a luce.

Nu suonn' avere Paolo Conte a tiro di abbraccio, durante la sua tre giorni a Napoli. Paolo profuma di antichità e furfanteria: avvocato e cantautore straordinario, “uomo di gomma, ma gomma buona”, come lo ha definito Enzo Gragnaniello. La sospensione del respiro è stata generata da marimbe giganti al San Carlo, dai ripetuti tocchi a portare i baffi all’insù e dai ritmi tenuti con movimenti plastici/spastici, ripetuti incessantemente solo dopo aver indossato piccoli occhiali neri per orbare la luce. Pazzielle e storie d’amore, caffè e sud: Conte canta nella lingua del popolo e sogna posteggiatori in conservatorio. Astorico narratore dall’intenso ardore; si è trattato, certamente, d’amore.

Riparati dalle impetuose correnti emotive, alcuni essere umani son soliti sostare nei porti, in bilico tra polveri e spuma. Linea gialla che unisce, cuore che ammorbidisce: piccolissime storie di porto con frenesia che dirada.

Angelo e Angela si amano da una serie definita di anni. Il loro amore è saldato nelle gioie e nelle malattie che insieme hanno attraversato. Al loro grande cuore.

Brina mattutina a San Zaccaria. Incontro goccia a goccia.

Profilo francese e suono antico. Ritmo e pulsioni d'altrove.

Il testamento di un porco. Visioni fluide di fluidi. Sempre con massima devozione.

Fiocchi a Sud dei primi giorni del 2019.