ASPROMONTE

ASPROMONTE

Di solitudini riflesse e letti di fiumare, di aspri cristiani e rocce antiche, di macchia bassa profumatissima e morte lenta. L’Aspromonte è l’ultima barriera prima del mare che guarda a Sud. La terra si è alzata una volta ancora e si è fatta ventre vacuo, antro poco disposto ad accogliere l’uomo. Lo ha ricacciato da paesi costruiti sull’orlo dei precipizi e lo ha costretto a pascere sulle cime ed a raccogliere olive al limite della maturazione. Eppure, tra crepacci, euforbie ingrossate e vulcani in lontananza, l’Aspromonte è una terra fatta per accogliere conglomerati di ossa e di emozioni praticate contro corrente. Giuseppe, ad esempio, ci ha raccontato che, vedere i campi di piselli in fiore nelle campagne del napoletano, mentre il treno lo portava via, era stata l’esperienza più emozionante della sua vita. A Natile Vecchio, poi, ci hanno fritto le uova appena deposte. A Roghudi, ancora, ci hanno indicato la via e ce l’hanno fatta perdere. Insomma, ci hanno detto del poco, ci hanno fatto provare il tanto, la sproporzione della semplicità. Luoghi per occhi neri e cuori ancora caldi, mossi, complessi.